La Settimana Santa di Enna è uno dei patrimoni rituali più riconoscibili della Sicilia: un intreccio di fede, tradizione e musica che da secoli accompagna le processioni e scandisce i momenti più intensi dei misteri pasquali. Oggi questo patrimonio sonoro, rimasto per lungo tempo affidato alla memoria orale, viene finalmente recuperato e valorizzato grazie al progetto I canti e le marce della Passione – Il suono della Settimana Santa di Enna, che riporta alla luce un repertorio musicale unico nel suo genere.

Il lavoro coinvolge il coro Passio Hennensis e il Corpo Bandistico “Città di Enna”, guidati da Giovanna Fussone e Luigi Botte, con la direzione artistica di Mario Incudine e la produzione di ASC Production per Mimì Factory. Un percorso che ha richiesto anni di ricerca, trascrizioni, ricostruzioni di brani incompleti e una produzione professionale capace di restituire autenticità e profondità a canti e marce che rappresentano una delle espressioni più forti dell’identità ennese.

Un patrimonio che parla anche a Roma

Il valore di questo progetto supera i confini della Sicilia. Roma, città che accoglie una delle comunità siciliane più numerose d’Italia, vive ogni anno la Settimana Santa con una pluralità di tradizioni portate dai territori d’origine dei suoi residenti. Molti romani di origine siciliana – soprattutto nei quartieri storici come Monteverde, Garbatella, Ostiense e San Paolo – riconoscono nei riti ennesi un linguaggio familiare, un suono che richiama la propria storia e le proprie radici.

La capitale è inoltre uno dei principali luoghi di diffusione culturale delle tradizioni regionali: progetti come questo trovano spazio nelle programmazioni di teatri, istituzioni culturali, associazioni territoriali e comunità religiose che promuovono la conoscenza delle identità locali. La ricostruzione dei canti e delle marce della Passione di Enna diventa così un contributo che arricchisce anche il panorama culturale romano, offrendo un esempio virtuoso di tutela del patrimonio immateriale.

Un lavoro di ricostruzione che restituisce dignità alla tradizione

Le registrazioni, realizzate tra il teatro comunale e lo studio, hanno permesso di fissare in modo stabile un repertorio che per decenni era stato tramandato solo oralmente. Il risultato è un corpus musicale coerente, fruibile, rispettoso della tradizione ma capace di dialogare con il pubblico contemporaneo.

Un lavoro complesso, sostenuto da musicisti, ricercatori, tecnici del suono e volontari, che ha trasformato un patrimonio fragile in una testimonianza stabile e condivisibile.

La voce di un amministratore romano di origine siciliana

Tra coloro che hanno salutato con favore il progetto c’è anche Alessandro Alongi, siciliano e Presidente della Commissione Politiche Sociali del Municipio XII di Roma, che ha sottolineato il valore culturale dell’iniziativa:

«Questo lavoro rappresenta un contributo fondamentale alla tutela del patrimonio immateriale siciliano. La Settimana Santa di Enna è un rito che definisce l’identità di un territorio e che merita di essere preservato con rigore. Da siciliano che oggi vive e opera a Roma, vedo in questo progetto un ponte culturale tra la mia terra d’origine e la capitale: un esempio virtuoso di come le tradizioni locali possano essere recuperate, documentate e condivise con un pubblico più ampio, senza perdere autenticità. È un’operazione che restituisce dignità a una tradizione musicale unica e la consegna alle future generazioni.»