Di Antonello Cavallotto

Un legame che ritorna
Per il 58° anniversario del Transito di San Pio da Pietrelcina, un lieto ritorno. Quello di mons. Giovanni D’Ercole. Volto noto della Rai per aver condotto programmi come Prossimo tuo e Sulla via di Damasco, che nel 2020 fece parlare di sé dimettendosi da Vescovo di Ascoli Piceno per ritirarsi in un monastero in Marocco e dedicarsi alla preghiera. Una scelta difficile ma libera, come la motivò. Per questo la sua partecipazione alla celebrazione nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante non si può leggere semplicemente come un invito a celebrare una ricorrenza. Perché per questo vescovo (oggi emerito), dal viso ieratico e dalle parole che toccano il cuore, Vitinia ha rappresentato un punto fermo della sua crescita e giovinezza sacerdotale. A Vitinia l’allora “don” Giovanni D’ Ercole, ha conosciuto Irene Gaeta, figlia spirituale di Padre Pio e a Vitinia, per tanti anni, don Giovanni vi si è recato per commemorare il Transito del Santo del Gargano. E infime, ma ancora, per tanti anni don” Giovanni D’Ercole ha guidato ed assunto la carica di Presidente dell’associazione: I Discepoli di Padre Pio, oggi riconosciuti dalla Diocesi Di Roma come Christifideles Laici. Per questo la presenza di mons. D’Ercole, non può essere vista come un semplice “amarcord”, nostalgia dei tempi che furono.

Nella foto. S.E. mons. Giovanni d’Ercole.
L’ Omelia: il Santo apparso a un musulmano
Uno dei momenti più significativi dell’omelia di mons. D’Ercole ha riguardato la presenza di Padre Pio oltre i confini geografici, culturali e religiosi. Il vescovo ha raccontato infatti la vicenda riferitagli da un uomo musulmano di origine marocchina, Ibrahim. Secondo quanto riferito da mons. D’Ercole, Ibrahim avrebbe raccontato di aver incontrato in sogno un anziano monaco dalla barba, dal quale avrebbe ricevuto l’annuncio della guarigione del figlio. Dopo aver visto alcune fotografie, l’uomo avrebbe riconosciuto in quel volto quello di Padre Pio. Da qui sarebbe nata la decisione di recarsi a San Giovanni Rotondo, alla ricerca di una conferma a quella singolare esperienza. Mons. D’Ercole ha inserito questo racconto in una riflessione più ampia sulla capacità di Padre Pio di essere vicino all’uomo senza distinzione di appartenenza religiosa o culturale. Perché, nelle parole del vescovo, «Padre Pio abbraccia tutti».
Dolore, non dolorismo. L’elogio ai Discepoli di Padre Pio
La riflessione del Vescovo-monaco ha toccato anche il tema del cosiddetto «dolorismo», cioè di una concezione del dolore che alcuni teologi, vorrebbero quasi come un teleologismo evangelico. Citando su questo la lettura di un recente libro. Nella prospettiva cristiana richiamata dal vescovo, invece, il dolore trova il suo significato più profondo nel mistero dell’amore di Cristo e della Croce: non il dolore fine a se stesso, ma un dolore trasformato in amore nel Cristo eucaristico che è il tratto caratterizzante – ha sottolineato – dei Discepoli di Padre Pio, il gruppo fondato e guidato da Irene Gaeta.
«I Discepoli di Padre Pio hanno questa spiritualità eucaristica: saper riconoscere nell’Eucaristia e vivere nell’Eucaristia il mistero del dolore trasformato in amore».
Irene Gaeta, figlia spirituale di Padre Pio
Irene Gaeta, abruzzese di nascita (Lanciano) ma romana di adozione, residente a Vitinia, da oltre settant’anni custodisce e testimonia il proprio legame spirituale con Padre Pio. Una storia iniziata fin dall’infanzia, quando Irene racconta di aver visto Padre Pio in bilocazione. Nel corso dei decenni la sua vita si è trasformata in una testimonianza pubblica della sua devozione al Santo di Pietrelcina. Fondatrice a Vitinia di una Casa Accoglienza è instancabile divulgatrice della vita e dell’opera del Santo dedicando la sua esistenza alla diffusione della spiritualità di Padre Pio.

Nella foto. Irene Gaeta, fondatrice de: I Discepoli di Padre Pio.
La Cittadella di Padre Pio
Tra le sue iniziative, grazie anche all’opera finora dei benefattori, il progetto denominato: la Cittadella di Padre Pio, a Drapia, un terreno sopra Tropea (Comune di Vibo Valentia) in Calabria. Una progetto in progress e che Irene Gaeta seppur restia secondo la sua testimonianza, avrebbe acconsentito perché così ha voluto lui (Padre Pio) ». Ad oggi grazie finora all’aiuto di benefattori, è stato portato a compimento il padiglione Onco-pediatrico per i bambini affetti da malattie del sangue. Il progetto prevede però anche la realizzazione di un Polo di Ricerca, di un Santuario e di altre infrastrutture dedicate ai bisognosi. Una Grande Opera mi dice Irene – un grande progetto. Immense le risorse economiche. ma noi facciamo affidamento alla Provvidenza che non ci faccia mancare gli aiuti economici e spirituali, per portalo avanti”.

Nella Foto. Drapia. Polo Onco-Pediatrico per la cura dei bambini affetti da malattie del sangue
Per questo, ma è una mia opinione di cronista, auguro che la presenza di S.E. D’Ercole si possa leggere come la riapertura di un legame con la storia ed i progetti di questa instancabile devota del Santo del Gargano.


Nella foto. Mons. D’Ercole con Irene nella cappella della Casa Accoglienza e la copertina de: Il Leone che è agnello.
Chi è mons. Giovanni D’Ercole
Mons. Giovanni D’Ercole è nato a Morino, in provincia dell’Aquila, il 5 ottobre 1947. È stato ordinato sacerdote il 5 ottobre 1974. Nel 2009 è nominato vescovo ausiliare dell’Aquila. Nel 2014 è passato a guidare la Diocesi di Ascoli Piceno. Il 29 ottobre 2020 ha rinunciato al governo pastorale della diocesi e ha scelto di ritirarsi in monastero, in Marocco, dedicandosi maggiormente alla meditazione, alla contemplazione e al silenzio. Ha recentemente pubblicato: “Il Leone che è Agnello. Alla ricerca della verità che salva”. (Lumen Cordium).
