A Santa Maria in Domnica alla Navicella la celebrazione eucaristica della Santa di Calcutta. L’Elemosiniere di Sua Santità ne ha ricordato la straordinaria testimonianza di vita interiore e di offerta ai più poveri.

Di Antonello Cavallotto

A ventinove anni dalla sua morte e nel decimo anniversario della sua canonizzazione, Roma è tornata a rendere omaggio a Santa Teresa di Calcutta, la donna che ha fatto del servizio ai più poveri il cuore della propria missione. Nella splendida Basilica romana di Santa Maria in Domnica alla Navicella, nel giorno della sua festa liturgica, si è svolta sabato scorso, 5 settembre, una solenne celebrazione eucaristica, alla quale hanno partecipato numerosi fedeli ma soprattutto le sue figlie, le Missionarie della Carità, giunte dalle diverse comunità romane e, in particolare, dalla vicina casa del Celio.

La celebrazione è stata presieduta da monsignor Luis Marin de San Martin, agostiniano, vescovo titolare di Suliana, Prefetto del Dicastero per il Servizio della carità ed Elemosiniere personale del Santo Padre. Per la celebrazione, Monsignor San Martin ha indossato la “casula” bianca (veste liturgica simboleggiante la pienezza del ministero) di Giovanni Paolo II, e, nell’omelia con parole commosse ha ricordato uno degli aspetti più profondi e spirituali della vita di Madre Teresa: quello di essere una instancabile donna di preghiera. Monsignor Luis Marin ha infatti detto come:  

«Madre Teresa fu innanzitutto una donna di preghiera. La radice del suo servizio era davanti al tabernacolo. Prima di uscire per incontrare e servire i poveri, rimaneva a lungo davanti al Signore, consapevole che senza la preghiera anche la carità rischia di trasformarsi in semplice assistenzialismo…il povero non era per lei soltanto una persona da aiutare, ma un volto nel quale riconoscere Cristo. Il suo servizio nasceva da un incontro d’amore: il Gesù adorato nella cappella era lo stesso Gesù che Madre Teresa incontrava e serviva nei più poveri»».

Numerosi anche i concelebranti, fra i quali il parroco della Basilica e il diacono, Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma, a testimonianza della simbiosi della vicinanza non solo della Chiesa Universale ma anche di quella della Diocesi del Papa alle opere delle suore (sister, come affettuosamente i romani le chiamano) missionarie della carità. Prima della benedizione finale, la provinciale per l’Italia, sr. Maria Dolores ha ringraziato i convenuti e rinnovato l’impegno e la missione delle sorelle alla cura dei più fragili. Perché a dieci anni dalla canonizzazione, il messaggio della “madre” continua a parlare al cuore dell’umanità: pregare, amare e servire, riconoscendo in ciascuno, soprattutto i più fragili, il volto stesso di Cristo.

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