«Quest’anno, nel ricordare Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta nel trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio del 19 luglio, vogliamo raccontare anche un’altra antimafia: l’antimafia dei bambini. Perché la mafia non ha colpito solo magistrati, servitori dello Stato e giornalisti. Ha colpito anche i più piccoli, rubando loro la vita o il futuro.»

Lo dichiara la senatrice del Partito Democratico Enza Rando, prima firmataria in Senato del disegno di legge  “Liberi di scegliere”, ora legge, nata per offrire ai figli delle famiglie mafiose la possibilità concreta di spezzare il vincolo criminale e costruire una vita diversa.

«Penso a Giuseppe Cutruneo, di 8 anni, e a Rosario Montalto, di 11 anni, uccisi a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, nel 1987, mentre stavano semplicemente giocando per strada e furono travolti da una sparatoria mafiosa tra clan rivali. Penso a Giuseppe Letizia, il bambino di 13 anni ucciso a Corleone, in provincia di Palermo, nel 1948, perché aveva visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere: aveva assistito all’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto e la mafia volle cancellare quella testimonianza.

Una storia rimasta troppo a lungo ai margini della memoria collettiva, ma che appartiene pienamente alla storia dell’antimafia. Penso a Domenico “Dodò” Gabriele, il bambino di 11 anni colpito a morte nel 2009 su un campo di calcetto a Crotone, vittima innocente di un agguato di ‘ndrangheta. Penso a Giuseppe Di Matteo, rapito nelle campagne di Altofonte, in provincia di Palermo, nel 1993, quando aveva 12 anni, e assassinato nel 1996, a pochi giorni dal suo quindicesimo compleanno, dopo 779 giorni di prigionia. Erano bambini. E la mafia non ebbe pietà., penso al 2 aprile 1985 quando due gemellini di sei anni  Giuseppe e Salvatore Asta, trovarono la morte, insieme alla  mamma Barbara Rizzo nella strage di Pizzolungo, la mamma li accompagna a scuola»,  e a tanti altri bambini e bambine.

«Ricordare questi nomi significa guardare il volto più feroce delle mafie, quello che colpisce gli innocenti, che nega il diritto di crescere, di giocare, di studiare e di immaginare il proprio futuro. Ma significa anche affermare che proprio dai bambini può nascere il cambiamento.»

«La memoria di Paolo Borsellino ci insegna che la lotta alle mafie non è soltanto repressione. È anche prevenzione, educazione, giustizia sociale. È presenza dello Stato nelle periferie, nei quartieri più fragili, nelle scuole, ovunque la povertà educativa e l’emarginazione rischiano di diventare terreno fertile per il consenso mafioso.»

«Con la legge “Liberi di scegliere” abbiamo affermato un principio semplice ma rivoluzionario: nessun bambino nasce mafioso. Nessun destino è già scritto. Ogni bambina e ogni bambino hanno il diritto di scegliere chi diventare e lo Stato ha il dovere di rendere quella scelta possibile.»

«Le mafie cercano da sempre di tramandare il proprio potere di padre in figlio, transforming i bambini in eredi della violenza e dell’illegalità. La nostra risposta è esattamente opposta: restituire a quei bambini il diritto all’infanzia, allo studio, alla libertà e alla speranza. Significa entrare nelle periferie, investire nella scuola, nella cultura, nei servizi educativi e sociali, perché è lì che si costruisce la vera alternativa al potere mafioso.»

«Il 19 luglio ricordiamo il sacrificio di Paolo Borsellino e di Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, che hanno pagato con la vita il loro impegno contro le mafie, e dobbiamo ricordiamo anche tutti quei bambini ai quali la mafia ha negato il futuro. E il modo più autentico per onorarne la memoria è impedire che altri bambini subiscano la stessa sorte.»

«L’antimafia dei bambini è l’antimafia che guarda all’oggi per costruisce il domani. È quella che salva una vita prima che venga reclutata o spezzata. Perché ogni bambino che cresce libero è una sconfitta per le mafie. Ed è questo il senso più profondo della legge “Liberi di scegliere”: trasformare la memoria in una possibilità concreta di futuro. La migliore eredità che possiamo raccogliere dall’insegnamento di Paolo Borsellino è fare in modo che nessun bambino abbia più un destino imposto dalla mafia, ma sia davvero libero di scegliere la propria vita.»