C’è un modo di ricordare che non si limita alla memoria, ma si trasforma in impegno concreto. È quanto accaduto domenica pomeriggio a Villa Pamphili, dove il “Concerto sotto il Cedro”, promosso dalla Corale Santa Maria Perseveranza, ha riunito cittadini, amici e volontari nel nome di Gualtiero Montesi, educatore e punto di riferimento dell’Opera Don Guanella, scomparso lo scorso luglio.

L’appuntamento, ospitato tra i prati e gli alberi del più grande parco romano, ha richiamato circa duecento persone che hanno scelto di sedersi sull’erba e lasciarsi accompagnare da musica, poesia e silenzio. Nessun palco, nessuna amplificazione, nessun artificio tecnologico. Solo le voci del coro, gli strumenti acustici e il rumore della natura a fare da cornice a un incontro dal forte valore umano e simbolico.

Otto brani corali si sono alternati alle parole di grandi autori come Jorge Luis Borges, Ko Un e Khalil Gibran, insieme ai testi delle canzoni scritte da Gualtiero Montesi. Un momento intenso, vissuto con partecipazione da chi era arrivato appositamente per l’evento e da tanti frequentatori del parco incuriositi dall’iniziativa.

Ma il concerto non è stato soltanto un omaggio a una figura molto amata nel mondo del volontariato e dell’inclusione sociale. È stato soprattutto il punto di partenza di un progetto destinato a proseguire nel tempo. Durante l’incontro è stata infatti presentata l’associazione Una Baita per pensare APS e la campagna di raccolta fondi che accompagnerà la realizzazione della sua prima iniziativa.

Il sogno condiviso da Gualtiero Montesi e da Beatrice Francescangeli, oggi tra le principali promotrici del percorso, guarda alla Val Chiavenna, nel comune di Piuro, dove si punta a recuperare una baita nel piccolo borgo di Dasile. L’idea è quella di creare uno spazio aperto a tutti, dedicato alla riflessione, all’accoglienza e all’incontro, con una particolare attenzione alle persone che vivono situazioni di fragilità.

Non una semplice struttura ricettiva, ma un luogo comunitario capace di mettere al centro la persona. Un progetto che affonda le proprie radici nelle esperienze già maturate negli anni a Savogno e Dasile, dove volontari e persone con disabilità hanno condiviso percorsi di autonomia e partecipazione attiva alla vita dei rifugi e della montagna.

La futura baita si ispira ai modelli delle comunità popolari sudamericane e messicane, luoghi collettivi costruiti attorno ai valori della gratuità, della responsabilità condivisa e dell’apertura verso l’altro. Natura, cultura, memoria e inclusione saranno gli strumenti attraverso cui costruire relazioni e abbattere ostacoli spesso ancora presenti nella società.

Nel silenzio del tramonto di Villa Pamphili, tra una canzone e una poesia, è emerso il senso più profondo della giornata: mantenere vivo il patrimonio di idee e di valori lasciato da Gualtiero Montesi, trasformandolo in un’opera capace di continuare a generare opportunità, accoglienza e comunità. Una testimonianza che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.