L’Intelligenza Artificiale come giustificato motivo per licenziare: la protesta dei sindacati
“La sentenza n.9135 del 19 novembre 2025 resa nota dai media nella giornata di ieri, nella quale il Tribunale di Roma ha riconosciuto la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo nel corso di una riorganizzazione aziendale, nella quale i sistemi di Intelligenza Artificiale hanno di fatto soppresso un ruolo svolto da sempre da un essere umano, apre ad uno scenario, che definire distopico per il mondo del lavoro, non appare purtroppo molto distante dalla realtà”, è quanto afferma Stefano Conti Segretario Nazionale UGL Telecomunicazioni .
“Abbiamo letto che la motivazione addotta dal giudice, ossia l’impossibilità della ricollocazione in azienda a seguito della riorganizzazione”, prosegue Salvatore Muscarella Segretario Nazionale UGL Comunicazioni, inserisce l’I.A.I. non come sostituto del lavoratore, ma come strumento di efficientamento aziendale. Se passa questo principio giuridico, ogni azienda che si riorganizza può decidere di licenziare e lo strumento del repechage, cioè l’obbligo del datore di lavoro di tentare la ricollocazione del lavoratore in altre mansioni disponibili, viene di fatto vanificato dall’introduzione di un algoritmo di I.A. Uno scenario allarmante soprattutto per i settori audiovisivi e dei contact center tra i piu’ esposti all’introduzione di sistemi di I.A.
“Alla luce di tutto ciò”, conclude Conti, ” diventa ancor più imprescindibile continuare a battersi, come Sindacato, per la trasparenza dell’algoritmo, per rendere comprensibili, visibili e verificabili i meccanismi decisionali, i dati e il codice sorgente dei sistemi di intelligenza artificiale, elementi fondamentali per provare a garantire un modello etico di I.A. che sembra sempre più sfumare a danno di principi contabili e di profitto”

