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SCUOLA DI AZIONE CIVICA, LA MAFIA, NISCEMI, IL RUOLO DELLE DONNE IN POLITICA AL CENTRO DELLA LEZIONE CON ENZA RANDO 

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Le mafie raccontate dall’interno, attraverso la voce di collaboratori e testimoni di giustizia. La frana politica e amministrativa di Niscemi osservata da chi ha vissuto le istituzioni in prima linea. E il ruolo delle donne nella politica e nella società civile narrato non per sentito dire, ma in prima persona. È questo il cuore del nuovo ciclo di lezioni della Scuola di Azione Civica promossa dal Movimento «Lèp, libertà è partecipazione», che inaugura il percorso con una protagonista d’eccezione: Enza Rando.

Il prossimo appuntamento è fissato per lunedì 23 febbraio, dalle 19 alle 21, alla Libreria San Paolo, in via della Conciliazione 16, a Roma. Un luogo simbolico per un confronto che vuole andare oltre la teoria e mettere al centro esperienze concrete di impegno civile.

Rando, nata a Niscemi nel 1958, è oggi senatrice del Partito Democratico dal 13 ottobre 2022. Avvocata, laureata in giurisprudenza all’Università di Palermo, ha costruito il proprio percorso tra la Sicilia e Modena, dove si è trasferita nei primi anni Duemila. Il suo nome è legato soprattutto alla lunga esperienza in Libera – “Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” – di cui è stata per molti anni vicepresidente nazionale, lavorando fianco a fianco con Luigi Ciotti. Proprio Ciotti, in un’intervista al New Yorker del settembre 2024, ha raccontato di aver supervisionato insieme a Rando, per decenni, un’operazione riservata per aiutare donne fuggite da contesti familiari o criminali mafiosi a ricostruirsi una vita altrove.

Ma la storia politica di Rando inizia molto prima. Nel 1989 viene eletta consigliere comunale a Niscemi nelle liste del Partito Comunista Italiano, poi confluito nel Pds. Ha ricoperto incarichi amministrativi nella sua città, conoscendo da vicino le fragilità e le contraddizioni dei territori segnati da infiltrazioni e pressioni mafiose. Dal 2023 è nella segreteria nazionale del Pd con delega al contrasto alle mafie, legalità e trasparenza.

«È il motivo per cui abbiamo cominciato da Enza Rando – spiega Luigi Ferraiuolo, direttore della Scuola di Azione Civica di Lèp a Roma –. Sono rare le donne che fanno politica con un cursus honorum di prestigio come il suo: impegnata come avvocato nelle battaglie di giustizia più difficili del Paese, protagonista nella società civile ai massimi livelli con Libera e poi in politica. Delle donne si parla molto da anni, ma noi non vogliamo parlare di loro o su di loro: vogliamo parlare con loro, e soprattutto ascoltarle. Se dobbiamo capire, l’unico modo è ascoltare».

Il ciclo di lezioni punta “al cuore delle donne”, come spiegano gli organizzatori: donne che superano ostacoli in politica, nella ricerca scientifica, nella cultura o nell’impegno civico. Non una rassegna celebrativa, ma un percorso formativo che intreccia testimonianza e strumenti pratici.

La Scuola di Azione Civica ha una struttura biennale: un incontro al mese per dieci mesi l’anno, alternando lezioni sulla conoscenza del Paese a laboratori tecnici su come si amministra, si comunica e si governa. La partecipazione è gratuita – è richiesto soltanto un piccolo contributo motivazionale – e ogni allievo riceve una bag ecologica di Lèp con due libri, una penna e un taccuino, per incoraggiare lettura e riflessione. Le iscrizioni sono sempre aperte; le lezioni si svolgono a porte chiuse e sono riservate a giovani fino a 38 anni, con un piccolo nucleo di uditori più adulti.

La Scuola è realizzata in collaborazione con la Libreria San Paolo e con il sostegno della Società San Paolo. Il board è composto da Melissa Bonafiglia, Vincenzo Capuano, Alessandro Diana, Ilaria Lener, Alice Manoni, Cristian Robilotta, Nunzia Tramparulo e dal direttore Luigi Ferraiuolo.

In un tempo in cui la parola “legalità” rischia di diventare slogan, la scelta di partire da una figura come Enza Rando segnala una direzione precisa: rimettere al centro l’esperienza concreta, la testimonianza diretta e l’ascolto come strumenti di formazione civile. Perché comprendere le mafie, le fragilità delle istituzioni e il ruolo delle donne nella vita pubblica non è solo un esercizio accademico, ma un passaggio necessario per costruire una nuova classe dirigente.